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maggio 16, 2019 - Citroen

Il tetto: da sempre un elemento fondamentale per il comfort Citroën

Da sempre Citroën è impegnata nella ricerca e distribuzione di soluzioni innovative per migliorare la vita a bordo delle proprie #auto. Da sempre all’avanguardia in termini di comfort, la Marca offre costanti innovazioni orientate al benessere. Uno dei diversi elementi che hanno ricoperto un ruolo importante per il comfort degli occupanti delle vetture Citroën è il tetto.

L’automobile nacque senza tetto: le prime automobili dotate di #motore a combustione interna, erano infatti poco più di un calesse senza cavalli.

Già alla fine della prima guerra mondiale, quando André Citroën lanciò la sua Type A, la forma delle vetture si era evoluta e molte avevano una carrozzeria chiusa che talvolta consentiva anche all’autista di sedersi all’interno!

La Citroën Tipo A 10HP, lanciata nel 1919, era offerta con vari tipi di carrozzeria, così per le successive Tipo B e per le C4 e C6, lanciate alla fine degli anni ’20. Ciò che accomunava le più grandi berline Citroën era la necessità di montare un tetto in materiale elastico, secondo il procedimento “Weymann” che prevedeva l’uso di coperture in pergamoide, indispensabili per evitare che le vibrazioni del #motore sollecitassero la struttura sino a strappare le lamiere delle pannellature più grandi, come quella del tetto.

Con l’introduzione del “moteur flottant”, ovvero dei supporti elastici in grado di ridurre drasticamente rumore e sollecitazioni meccaniche trasmesse dal propulsore, fu finalmente possibile stampare anche i tetti in un solo pezzo di lamiera, semplificando la costruzione, riducendo i costi (e quindi i prezzi di vendita) con ulteriori vantaggi anche in termini di estetica del veicolo.

Certo, questo valeva soprattutto per le vetture di grandi dimensioni, Citroën C4 e C6, mentre per la futura 2CV i tecnici capirono fin da subito che l’uso della lamiera avrebbe inciso sul peso complessivo della vettura e per questo decisero di dotarla di un pratico tetto in tela che dal parabrezza anteriore scendeva sino al paraurti posteriore, facendo anche da copertura del bagagliaio.

Ma i progettisti della Citroën lavoravano già ad un’altra innovativa autovettura che nel 1955 sarebbe divenuta la DS19, così uno dei chimici dell’azienda, tale Trouche, propose all’ingegnere capo André Lefebvre una soluzione alternativa per la realizzazione del tetto dell’erede della Traction Avant: l’uso della plastica!

Va detto che nel 1938, anno in cui partirono gli studi per la produzione dei nuovi tetti, sui polimeri plastici si sapeva ancora poco. In quegli anni, infatti, Roland de la Poype, il geniale inventore che avrebbe costruito con Citroën l’auto “tout plastique”, la Méhari, era impegnato alla scuola di volo dell’aeronautica francese dove si preparava a vincere la seconda guerra mondiale sui cieli d’Europa.

Quindi, in mancanza di meglio, i tetti delle prime DS19 vennero modellati in vetroresina, materiale composto da fibre vetrose e resine agglomeranti: più leggero della lamiera ma meno stabile nel tempo.
Sei anni dopo la DS19, nel 1961, Citroën lanciò una nuova berlina: l’AMI6, derivata dalla 2CV ma lussuosa come una piccola DS. Anche per AMI6 i tecnici adottarono un tetto in plastica, usando però l’ABS che fu subito impiegato anche per la DS.

I vantaggi dell’ABS erano molti: dalla possibilità di essere colorato “nella massa”, anziché verniciato solo superficialmente, alla grande capacità isolante sia termica che acustica. Un tetto in ABS era leggero, duraturo, resistente (molto elastico) ed isolante: semplicemente perfetto!

Ma per essere montato, un tetto in ABS richiedeva accorgimenti particolari già durante la progettazione della vettura: era infatti necessario prevedere una cornice per contenere il tetto nella fase di costruzione del veicolo. Con il progredire dell’industrializzazione, i tetti diventavano parte strutturale delle automobili e così Citroën per i modelli successivi come GS, SM e CX (ma anche per l’AMI8) tornò a tetti in acciaio, ma lasciò sempre la possibilità di inserire in fabbrica un tetto apribile, che fosse in tela, in lamiera o in vetro, costantemente disponibile sui listini di tutti i modelli del Double Chevron.

Con l’obiettivo di offrire il massimo del comfort, sui modelli CX fu previsto quasi da subito uno speciale equipaggiamento detto Isother, che comprendeva una migliore coibentazione termica del tetto, alette parasole anche ai posti posteriori e un isolamento acustico migliorato.

Su svariati modelli della gamma Citroën c’è sempre stata la possibilità di avere tetti in vetro, anche panoramici, che garantiscono una grande luminosità a bordo e che migliorano il comfort globale del veicolo. Nella gamma più recente, ad esempio, troviamo: il tetto in vetro panoramico di Citroën C3, C4 SpaceTourer e SpaceTourer; il tetto vetrato panoramico ad alta protezione termica di Nuova C4 Cactus; il tetto vetrato panoramico associato al Modutop® di Nuovo Berlingo, quello in vetro panoramico apribile con comando elettrico sequenziale di C3 Aircross e infine il tetto in vetro panoramico apribile di oltre 1 metro di lunghezza del Nuovo SUV Citroën C5 Aircross.

Da sempre infatti, secondo Citroën, l’illuminazione all’interno dell’abitacolo è tra gli elementi fondamentali del comfort mentale degli occupanti. La luce naturale che inonda l’abitacolo migliora la percezione del colore dei materiali dei rivestimenti interni e amplifica quella dello spazio a bordo. Per questo trasforma gli stati d’animo, infonde calma e serenità e riduce il carico mentale, a tutto beneficio di un benessere generalizzato.

Dalla pergamoide fino al cristallo temperato a più strati, il tetto delle Citroën non è mai stato un banale “pezzo di latta” ma ha ricoperto, da sempre, un ruolo importante nel benessere degli occupanti dei veicoli.