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gennaio 31, 2017 - Nissan

“L’importanza delle partnership” secondo Gary Shapiro, Presidente e CEO della Consumer Technology Association

l CES di Las Vegas è la fiera dell’elettronica di consumo più importante del settore: qualche settimana fa più di 175.000 addetti ai lavori (l’evento non è aperto al pubblico) si sono riuniti per discutere e testare le ultime novità in fatto di tecnologia. Per quasi una settimana questa manifestazione permette alle aziende leader e alle piccole start-up di lanciare i loro progetti più audaci e innovativi. 

Abbiamo intervistato Gary Shapiro sulle tendenze future dell’innovazione tecnologica, che spinge sempre più aziende a unire le forze nell’ambito di una collaborazione.

D: Le partnership sono molto importanti per il CES. Cos’è cambiato fra le partnership di oggi e quelle di dieci, venti o anche trent’anni fa?
Si sono verificati numerosi cambiamenti anche solo rispetto a due - tre anni fa. Ne parlavo con alcuni CEO di rilievo: oggi il loro atteggiamento è completamente diverso. Prima quando si fondava un’azienda le partnership erano ben viste ma le persone interessate non erano così tante; poi con l’arrivo di Internet hanno acquisito più importanza.

Adesso, parlando con i rappresentanti delle grandi imprese, è facile riscontrare una filosofia aziendale orientata alla collaborazione con le piccole imprese. L’idea di un’azienda autosufficiente è ormai superata.

D: Niente più aziende autosufficienti. Quali sono stati i fattori decisivi per questa svolta?
Un po’ la tecnologia, un po’ il mercato delle app, ma anche il fatto che le aziende non possono più permettersi di fare tutto da sole. Perfino aziende come Apple, Sony e Samsung si ritrovano ad avviare partnership: non hanno altra scelta.

Prima vigeva la politica del “make or buy”: o producevi qualcosa o la acquistavi da terzi. Ora invece c’è un’ulteriore opzione: la partnership. Non c’è più bisogno di acquisti esterni o fusioni, basta unire le forze e condividere le conoscenze. Poi a seconda delle relazioni è possibile che ci siano delle acquisizioni. Ma in ogni caso c’è un apporto di valore immediato che un’azienda da sola conseguirebbe dopo anni.

D: Quali sono i passi fondamentali per lo sviluppo e l’adozione dei veicoli a guida autonoma e delle relative tecnologie?
La storia della tecnologia ci insegna che spesso i consumatori non sanno di volere qualcosa finché non ce l’hanno davanti agli occhi. Oggi i veicoli a guida autonoma segnano una svolta epocale. Ogni anno negli Stati Uniti ci sono circa 35.000 vittime di incidenti stradali; nel mondo, il totale è di 1,25 milioni. I veicoli a guida autonoma sono la chiave per eliminare il rischio di errore umano, che è la causa del 94% degli incidenti.

Abbiamo svolto una ricerca, chiedendo ai consumatori quale fosse la loro opinione in merito alla possibilità di una maggiore protezione contro la guida in stato di ebbrezza e di un test drive a bordo di un veicolo a guida autonoma. Quasi tre quarti dei consumatori si sono dichiarati entusiasti nei confronti della tecnologia a guida autonoma e quasi due terzi sarebbero disposti a sostituire i loro mezzi attuali con auto senza conducente.

D: Qual è secondo lei l’ostacolo più grande?
Il passaggio alla tecnologia a guida autonoma stravolge moltissimi modelli di business, perciò ci sarà chi proverà a rallentare il processo con la scusa che il sistema non è ancora perfetto. Esiste un intero mercato che ruota attorno agli incidenti stradali: chi opera in questi settori farà di tutto per sostenere che il sistema di guida autonoma non è infallibile. Forse lo è ma non si può negare che sia rivoluzionario. Se può evitare 35.000 morti l’anno, vale la pena darsi da fare per mettere in circolazione quanto prima veicoli a guida autonoma e sistemi di assistenza avanzata. Inoltre ci vorranno opportuni servizi post-vendita per consentire ai clienti di adattare le proprie auto.

D: Cosa pensa della crescente partecipazione al CES e delle diverse modalità di collaborazione fra le aziende, considerando anche l’evoluzione della tecnologia negli ultimi anni?
Dieci - dodici anni fa ci siamo resi conto che se il CES fosse rimasto confinato ai prodotti audiovisivi e ai videogiochi non avrebbe avuto futuro. Quindi abbiamo valutato la possibilità di diventare un punto d’incontro per aziende di diversi settori: ci sembrava che la tendenza generale fosse quella, soprattutto nel settore automobilistico, perché ai consumatori non interessava più solo la potenza, ma anche le dotazioni tecnologiche. Ed è ormai dal 2008, escluso il 2013, che il discorso di apertura del CES viene affidato a rappresentanti del settore automotive. Quest’anno, com’è noto, a pronunciarlo è stato proprio il CEO di Nissan Carlos Ghosn. Le case automobilistiche considerano il CES una delle fiere più importanti del settore. A differenza dei saloni, ideati per presentare ai potenziali acquirenti i modelli che verranno messi in vendita l’anno successivo, il CES offre maggiori opportunità in termini di accordi e partnership, oltre a mostrare in anteprima le ultime tecnologie, alcune delle quali ancora in via di sviluppo. Nel CES, non a caso, confluisce l’intera industria dell’automotive.

D: Qual è il punto di svolta dopo il quale una nuova tecnologia diventa parte integrante della vita quotidiana?
Le innovazioni sono importanti ma ci vuole anche tempismo. A volte arrivano al momento sbagliato o il pubblico non è pronto, oppure semplicemente la tecnologia stessa è ancora carente. Pensiamo alla fine degli anni Novanta, un’epoca segnata dall’avvento e dalla diffusione di Internet. Moltissime aziende erano sicure che la banda larga si sarebbe diffusa rapidamente: non è andata così e le aziende non hanno avuto un beneficio immediatao.

Anche il fattore “critical mass” è fondamentale ed è qui che entra in gioco il CES: le aziende si danno appuntamento per sovvertire le regole del gioco godendo dell’interesse della stampa e di rivenditori disposti a prenderle sul serio.

D: C’è qualche tecnologia avveniristica che secondo lei potrebbe affermarsi presto su vasta scala?
La robotica è il futuro, questo è un dato di fatto, così come i dispositivi impiantabili nel corpo umano e i droni, sempre più richiesti. La generazione che è cresciuta guardando “The Jetsons” non vede l’ora di avere auto volanti o a guida autonoma. Venduti a un prezzo ragionevole questi prodotti incontrerebbero il favore di molti consumatori.

D: Per quanto riguarda il presente? Quali sono le tecnologie più promettenti?
La stampa 3D per esempio. È un po’ in ritardo sulla tabella di marcia ma ho grandi aspettative al riguardo. Anche il settore dell’alimentazione e dei biofarmaci non è da sottovalutare. E poi ovviamente ci sono gli smartphone che con le loro infinite potenzialità sono in continua evoluzione. E anche il riconoscimento vocale promette grandi cose: io stesso ho scritto due libri dettandoli praticamente per intero, ormai è semplicissimo. Per non parlare del potenziale dell’Internet of Things, una tecnologia che può trovare tantissime applicazioni.

Infine i sistemi di intelligenza predittiva e di data mining approfondito si riveleranno estremamente utili nell’ambito della salute, specie per gli anziani. Sarà possibile eliminare molti problemi che da sempre affliggono l’umanità, facendo vittime o riducendo le aspettative di vita. Forse non otterremo mai la pace nel mondo, ma se non altro siamo di fronte a una transizione epocale che migliorerà le condizioni di vita di ogni singola persona ed è solo l’inizio.

D: In che modo il CES sosterrà la diffusione della tecnologia a guida autonoma?
Viaggiando per il mondo giornalisti, investitori, analisti e funzionari di governo possono farsi un’idea e ampliare le proprie vedute. Quanto a noi il nostro compito è mostrare tutte le nuove possibilità al pubblico e suscitarne l’entusiasmo. Dietro alla creazione di categorie ben definite non ci può essere una sola azienda e il compito del CES è proprio questo: aprire a tutti le porte delle tecnologia. Vogliamo rendere il mondo un posto migliore, è questo che ci spinge ad andare avanti ogni giorno.

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